Buenos Aires,
Le lettere dello scaffale
Oggi, sottraggo quelle lettere al loro esilio, leggo con tenerezza ogni riga, e mi riconosco, sono stata io. Sono sempre stata io.
Buenos Aires,
Oggi, sottraggo quelle lettere al loro esilio, leggo con tenerezza ogni riga, e mi riconosco, sono stata io. Sono sempre stata io.
Camminavo tenendoti per mano,
tra muri che avevano visto passare i secoli e strade strette che la notte vestiva di mistero.
Ti sussurrai all'orecchio, appena un filo di voce,
perché chiudessi gli occhi.
Belén è e sarà sempre un rancho di pietra nell'anima delle sierre di Córdoba.
Muri saldi, come quell'abbraccio che mi sorresse da bambina, quando ancora non sapevo
Lasciare la lancia che non punta più, lo scudo che pesa più del colpo, l’armatura arrugginita di antiche paure. Lasciarla cadere, come cade una foglia matura senza lamento né dramma.
Cade e basta.
Non so se mi hai mai amato o se sono stata soltanto uno specchio in cui contemplavi la tua luce, il modo in cui i miei occhi ti rendevano infinito.
Forse non amavi me, ma quell'uomo che si rifletteva nei miei occhi quando io ti amavo.
Abbiamo camminato insieme quando le scarpe ci andavano ancora grandi e la vita ci andava immensa.
Eravamo appena bambine, con il cuore pieno di domande e il mondo ancora tutto da inaugurare.
Arrivano.
Si avvicinano come lune curiose,
Mi hanno amata a pezzi, come chi raccoglie ciò che brilla e lascia l'ombra dall'altra parte della porta. Mi hanno voluto bene per la mia risata,
ma non per il silenzio che la sostiene;
Non ho bisogno di capire tutto, e per questo mi faccio poesia. Mi faccio poesia perché il mistero non faccia così male, perché il caos abbia un ritmo, mi apro alla parola finché le parole si fanno casa al centro del petto.
Leggi la poesia: Mi sono fatta poesiaCi sono corpi che generano,
ma cuori che non imparano a sostenere.
L’amore mi ha risposto: non sono giovane né vecchio. Non mi adeguo agli orologi, né scado con le stagioni.
Leggi la poesia: Io ho chiesto all’amore: Quanti anni hai?Sono bianco. E sono anche nero. Sono la luce che rivela
e l'ombra che non si inginocchia.
Non c’è destino più sacro
che essere presente in questo istante che respira.
Voglio prendere fuoco con te, che la tua fiamma tocchi la mia fiamma.
Leggi la poesia: Incendiarmi con teTi ricordo…
da quando non avevamo corpo, da quando eravamo solo volo, polvere di stella
Victoria Inaudi è un’artista della materia e dell’invisibile. Nomade di geografie e di mondi interiori, porta nelle radici la memoria di due terre e nell’anima l’inquietudine di chi non ha mai smesso di cercare.
Scopri di più su VictoriaTornare a se stessa è anche un modo di rinascere.