Vai al contenuto
Victoria Inaudi
Tutte le poesie

Le lettere dello scaffale

Un giorno, con le mani tremanti per tanto oblio, aprii lo scaffale polveroso dove dormivano le lettere d’amore che nessuno più ricordava. Erano mie. Tutte mie. Non di altre labbra, non di altre mani, ma mie, scritte senza sapere che in ogni parola amavo me stessa, mi tessevo, mi sostenevo.

Ho amato, ho rincorso soli altrui, ho lasciato la mia pelle sugli altari degli altri, e non ho mai visto che la persona che più mi ha amata era quella che respirava con me quando non c’erano testimoni, quella che raccoglieva i miei pezzi senza esigere da me una forma, quella che nei silenzi mi aspettava senza giudicare.

Oggi, sottraggo quelle lettere al loro esilio, leggo con tenerezza ogni riga, e mi riconosco, sono stata io. Sono sempre stata io.

La fiamma che non si è mai spenta, la presenza che non mi ha mai abbandonata, lo sguardo che mi ha amata anche negli oblii. E in questa delizia di esistere, di abitare la mia vita, mi abbraccio. Mi scrivo di nuovo. Mi amo. Mi creo.

E ora so! Restituirò il mio cuore a se stesso, alla sua prima casa, al tempio dove è nato intatto, prima delle ferite, prima delle fughe, prima degli amori senza specchio.

Tornerò a innamorarmi di me. Non in un gesto di vanità, ma nell’atto profondo di chi ha viaggiato fino all’abisso e ritorna, finalmente, con le mani piene di sé.

Mi guarderò con gli occhi che un giorno ho riservato agli altri, mi parlerò con la dolcezza che tante volte ho prodigato e mendicato, mi prenderò per mano nelle mie solitudini, mi danzerò nei giorni chiari e mi sosterrò nelle tempeste.

Restituirò il mio cuore al suo petto, dove avrebbe sempre dovuto battere intero. E lì, nel ritrovarmi, mi saprò miracolo.

Victoria Inaudi

Buenos Aires

8/07/25